Ferito a morte vivo per sempre

Uscì sessant’anni fa dopo una lunghissima gestazione, vinse il Premio Strega e si affermò come uno dei capolavori della narrativa italiana del dopoguerra: il romanzo di Raffaele La Capria è molto più di un’elegia sulla giovinezza che vola, spiega in queste pagine uno scrittore di un’altra generazione, anche lui vincitore dello Strega. Si tratta di uno sguardo su Napoli che va oltre Napoli e che riflette sul tempo riuscendo ad andare oltre il tempo

Anche sul presente si fa archeologia

Questa è la scienza che ci mette in contatto con il nostro passato, talvolta molto remoto (ma non sempre: si può fare ricerca anche tra i rifiuti delle metropoli contemporanee) o molto ontano (ma non sempre: guardate che cosa è capitato ai sudditi britannici che durante le quarantene sono stati invitati a scavare davanti a casa). Ora un volume esplora le indagini clamorose: la storia della piccola Lucy, a scoperta delle prime forme di vita associata in Anatolia, le analisi del sito di Stonehenge

La parola è una liturgia Perciò scrivere ci ha salvate

Ilaria Tuti la scorsa estate ha perso la nipotina di 8 anni (ne avrebbe compiuti 9 due settimane dopo). Quel dolore irreparabile è diventato un romanzo, scritto in due mesi anche come un atto terapeutico. La francese Maylis de Kerangal ha pubblicato sei anni fa in Italia «Riparare i viventi», storia del cuore di un giovane morto in un incidente che continua a battere dopo l’espianto. «La letteratura ci consente di rimettere ordine e di rimetterci in ordine. Leggere è un modo per condividere il lutto»